La prevenzione della salute mentale

Articolo curato dallo Psicologo Vittorio Mendicino di Roma , sulla prevenzione della salute mentale.

prevenzione salute mentale
Panorama della salute

Prevenzione primaria – descrizione – prevenire crisi – problemi con i tuoi – fattori di rischio vicini
Prevenzione secondaria – descrizione – prevenzione terziaria – descrizione
Un terapeuta deve essere capace di amare uno psicotico o un delinquente e perlomeno di interessarsi con calore al paziente ”bordeline”. Le tendenze personali del terapeuta possono influenzare profondamente le indicazioni e la prognosi. “(Leo Stone) citaz. di Arnold Rothstein sul n°109 Gli Argonauti”
Nella Carta di Ottawa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, WHO 1986, si definisce che il modo
migliore per prevenire le malattie e i disturbi psichici è quello di migliorare il livello dei fattori protettivi
e di diminuire i fattori di rischio.
In accordo con molti autori sentiamo di poter individuare le primarie “esperienze” protettive prevalentemente nella soddisfazione delle elementari esigenze umane quali: allattamento dell’infante al seno e accudimento a carico della madre, rapporti interpersonali, gruppo di appartenenza, famiglia, religione, vita affettiva.
I fattori di rischio individuati sono invece: cattivo accudimento del lattante, ossia dare al bambino e alla nuova persona un ambiente fatto di abbandoni, separazioni, rotture, esclusioni, caos affettivi, anonimia ,
livelli elevati di “stressor”, deprivazione di un proprio gruppo di appartenenza organizzato).

La prevenzione “classica” viene distinta in primaria, secondaria e terziaria (Caplan).

LA PREVENZIONE PRIMARIA interviene sulla “Incidenza”, agisce nel ridurre la probabilità che insorgano i disturbi mentali. Dovrebbe operare anche in assenza di sintomi o disturbi conclamati, quindi sulle cause, sul fenomeno da prevenire, su famiglia, scuola, ambiente.
Rientra nella prevenzione primaria la richiesta di aiuto, di chiarificazione, di un consulto precauzionale rivolto magari a un esperto psicoterapeuta, qualora si ritenga di trovarsi in presenza di un qualcosa che sfugge,
che non si comprende, che suscita ansia, tanto più quando la storia familiare eredita situazioni di disagio.
Si fa prevenzione «primaria» quando si interviene al fine di evitare l’insorgenza del problema.
L’educazione a stili di vita sani, la cura e il monitoraggio dell’ambiente familiare, dei rapporti con i figli, con i compagni di classe, e con gli insegnanti, sono da considerare ottimi “vaccini” contro l’evoluzione negativa del disagio.
LA PREVENZIONE SECONDARIA interviene sulla “prevalenza” per ridurre la durata e la diffusione del
disturbo. Agisce precocemente, alla comparsa delle prime avvisaglie del malessere, quando compaiono
piccole “screpolature” comportamentali.
LA PREVENZIONE TERZIARIA interviene nel ridurre le “conseguenze” del disturbo, le recidive e la cronicizzazione. Agisce dopo che il male si è già conclamato, e punta a ridurre la diffusione, e l’aggravamento, e
la cronicizzazione.
Il disturbo mentale in primo luogo è una malattia della civiltà, del progresso, del consumismo, dell’anonimia,
della distruzione della cultura naturale e consolidata, sostituita sbrigativamente con culture artificiali e falsificate. Siamo passati in maniera troppo repentina dalla cultura contadina alla cultura delle “veline”, dalla cultura della famiglia alla cultura del “single”, dalla cultura del lavoro alla cultura della finanza.
Un buon elemento di prevenzione risiede anche nel produrre una maggiore consapevolezza e informazione sul fatto che esiste una grave implicazione fra le modalità di accudimento dei figli e la nascita dei disturbi psichici.
Il fallimento della coppia genitoriale, la depressione materna, la conflittualità persistente nella coppia
parentale, la difettosa comunicazione affettiva dei genitori, e l’accudimento “multiplo”, sono da considerare
alcuni fra i più importanti fattori di rischio esistenti, dovrebbero quindi essere meglio monitorati e “curati”.
Si dovrebbe indurre secondo noi a una maggiore collaborazione tra la medicina generale e gli studi di psicoterapia, sviluppare una buona pratica di psicoterapia territoriale, di psicologia attiva, e migliorare la comunicazione fra medici di base e psicoterapeuti.
E’ assolutamente necessario che la battaglia contro la “malattia mentale ”venga combattuta da tutti, perché interessa tutti.
Ad esempio gli insegnanti possono fare molto, a volte più delle famiglie e degli stessi professionisti, anche perché passano molto tempo assieme ai ragazzi, sono coinvolti nel gruppo classe, e li seguono in un periodo
della vita ancora molto plasmabile. Tutelano i ragazzi nel mantenere i rapporti con la loro realtà aiutandoli
a non cedere alle tentazioni indotte dal “problema” che indica loro la strada all’isolamento, alla rinuncia, all’etichettazione rassicurante. Possono stimolare la nascita di un formidabile “gruppo classe” capace di elaborare, contenere e sanare le eventuali fragilità. Possono rendersi inoltre promotori di esperienze vive, cimentandosi con l’esperienza del vivere umano.
John Bowlby e Mary Ainsworth sostengono che lo sviluppo armonioso della personalità del bambino
dipenda da un adeguato attaccamento alla figura materna.
Winnicott in un atto di sintesi sostiene che nel modo in cui la madre tiene in braccio il suo bambino “Holding”
si esprime la sua principale e determinante funzione materna.
Gli “stressful life events” sono fattori psicosociali di concausa nello scompenso psicotico,
Il fatto scatenante di un disturbo psicotico (dispiacere, separazione, sfratto ) è da considerare una concausa che unitamente ad altri fattori, quali la particolare vulnerabilità, il temperamento individuale, la particolare struttura dell’Io, lo rende un potenziatore, un acceleratore del disturbo psicotico; è il modo soggettivo
di vivere lo stressor, per via della storia personale, il perno che mantiene o rompe l’equilibrio. Infatti lo
stesso dispiacere in persone diverse provoca reazioni diverse.
INDICAZIONI DATE DALL’O.M.S. (ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’) PER INDIVIDUARE L’INSORGENZA DI CRISI.
Conoscere per prevenire

  • incapacità di dormire, scambio del giorno con la notte;
    Fattori di concausa nell’insorgenza dei disturbi psichici.
    Esiste una sostanziale concordanza, tra gli autori in materia di salute mentale, sul fattore di rischio esercitato da alcuni indici che riportiamo qui di seguito in maniera sintetica e non esaustiva. Tali indici di rischio vengono tenuti in debita considerazione sia nell’ambito delle ricerche scientifiche che nei colloqui psicodiagnostici e psichiatrici.
    Fattori di rischio sull’insorgenza di disturbi psichici:
    Madre naturale psicotica, morta suicida, alcolista, depressa, tossicodipendente.
    Conflitti coniugali continui nella coppia.
    Allattamento non al seno.
    Svezzamento troppo precoce.
    Figura paterna di scarso rilievo pedagogico.
    Coppia genitoriale sola, senza una comunità d’appartenenza.
    Madre con personalità rigida e anaffettiva.
    Padre disimpegnato e periferico.
    Separazione della coppia genitoriale.
    Tendenza dei membri della coppia genitoriale a svalutare l’altro.
    Tendenza dei membri della coppia genitoriale a denigrare la famiglia d’origine dell’altro.
    Madre depressa.
    Padre ex-etilista, disimpegnato.
    Madre con passato di istituzionalizzazione.
    Perdita precoce della madre.
    Accudimenti multipli.
    Vita intima, affettiva e sessuale della coppia, senza gioia.
    Madre adottiva con passato di istituzionalizzazione .
    Madre fragile, immatura.
    Padre etilista, tossicodipendente.
    Confusione dei ruoli genitoriali.
    Violenza sessuale da parte del padre.
    Affido prolungato alla nonna materna, anaffettiva e autoritaria.
    Padre iper esigente e punitivo.
    Madre mascolina e padre femminilizzato.
    Familiarità per enuresi e depressione.
    Padre con personalità schizoide e tratti sadici.
    Madre narcisista con tratti evitanti.
    Maltrattamento da parte di entrambi i genitori.
    Rapporto simbiotico con la madre.
    Madre anaffettiva evitante..
    Multiple figure di accudimento. Madre simbiotica.
    Separazione dei genitori.
    Depressione materna, separazione familiare
    Familiarità per depressione nel ramo materno.
    Contesto familiare caotico e invischiato, con inversione dei ruoli
    Madre fragile e immatura, dipendente dalla famiglia di origine
    Madre ipercontrollante e intrusiva
    La presenza di questi indici non è automaticamente causa di disturbi psichici, ma è concausa ,
    se sommata ad altri indici, il “vaso scoppia”
  • Isolamento sociale, ritiro, timore e sospettosità;
  • saltare le lezioni, non andare al lavoro, evitare di uscire;
  • incapacità di concentrazione, sguardo fisso, vaghezza;
  • eccesso di medicine e/o alcolici, azioni ripetitive, capricci
    con cibi (eccesso rifiuto, speciali gusti);
  • scadimento dell’igiene personale, eccentricità nel vestire;
  • frequenti spostamenti, viaggi lunghe camminate che portano
    da nessuna parte;
  • sensibilità inusuale agli stimoli (rumore, luci ) bassa tolleranza agli stimoli;
  • inadeguata preoccupazione per argomenti spirituali o religiosi;
  • comportamento bizzarro;
  • conversazione che non ha senso, molto astratta, apparentemente profonda ma
    illogica e incoerente (pensieri e comportamenti che girano intorno a una sola idea).
    Lo psicologo dovrebbe essere impegnato ancora di più nella prevenzione.

Cura dei disturbi psicologici

Articolo sui disturbi psicologici .
Come nascono, come si curano con la psicoterapia.

Cura dei disturbi psicologici, relazionali e caratteriali con la psicoterapia. Articolo realizzato dallo psicologo Vittorio Mendicino e tratto prevalentemente dalle sue esperienze professionali come psicologo psicoterapeuta ma anche dallo studio e dal confronto con altri colleghi sull’argomento. In questo scritto viene utilizzato un linguaggio comune, si utilizzeranno esempi e metafore per facilitare la comprensione  al visitatore del sito

Prima di parlare della cura dei disturbi facciamo una premessa  su come avviene la formazione dell’individuo  e della “psiche  mediamente sana, senza disturbi  importanti“. Fin dalla nascita, ma anche prima, le esperienze psicofisiologiche a cui la vita va incontro, arrivano secondo un  programma  per lo più già predisposto su una gerarchia temporale; infatti  possono aver successo se avvengono in un dato momento, prima e dopo di altri eventi. Il successo di alcuni eventi o fasi “fondamentali” dipende anche dal fatto  che si verificano nel periodo “sensibile, quando  possono iscriversi a livello organico. Le prime esperienze avvengono in un momento in cui “il territorio”, il cervello, l’organismo, è pronto; è in attesa di ricevere le istruzioni di cosa scrivere;  contenuto che conterà molto anche sulle tappe successive. In altri termini la qualità della vita neonatale, descrive anche la vita della pre-infanzia, così come l’infanzia traccia la direzione della vita  adolescenziale e così di seguito. La madre e la famiglia se per qualsiasi motivo non riescono a sintonizzarsi “in maniera bestiale” con la vita e la crescita del neonato, si genereranno piccoli deficit che poi potranno evolvere in disturbi veri e propri. Il piccolo dell’uomo  per poter crescere sano, non ha tanto bisogno di quello che la cultura dominante pensa e dice, quanto di quello che ogni mammifero esige. Ha bisogno di vivere e crescere a contatto con una madre  e una famiglia che ci “senta bene, “che sappia sentire con tutti i sensi”. Ha bisogno di avere fratelli e sorelle, ha bisogno di una storia da raccontare e da interpretare. Questi bisogni primari non possono essere compensati con  preziosi giocattoli tecnologici, vestitini griffati, diplomi.
I disturbi psichici “mentali”, a nostro avviso possono essere considerati come delle malattie in persone sane. Vengono suddivisi in disturbi più gravi: quelli psicotici “depressione maggiore, schizofrenia, paranoia”

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e disturbi meno gravi: nevrosi in genere “ fobie, angosce, panico, manie, ossessioni, compulsioni, isterie. Molti disturbi poi vengono classificati  come disturbi dell’umore, del carattere, alimentari, sessuali, evolutivi. I disturbi psicotici incominciano ad annidarsi  nel soggetto  molto prima dell’infanzia.

Durante il processo di crescita evolutivo,

incominciano a formarsi dei danni, questi spesso non sono talmente  visibili da creare preoccupazione: capricci con crisi di pianto ,enuresi, tic, piccole fobie, ritardi, disturbi del sonno e dell’alimentazione, scarso interesse al gioco, iperattività o ipoattività, vengono interpretate come espressione del carattere. In realtà l’approviggionamento e l’assemblaggio di quell’equipaggiamento che serve poi ad affrontare la vita: ”guadagnarsi da vivere e riprodursi”, incomincia ed essere insufficiente o mancante. Probabilmente i tasselli non sono stati messi bene in ordine uno dopo l’altro, qualcuno è mancante o difforme. Quando succede questo si verifica che il curriculum esperienziale dell’adolescente non riesce ad avere il peso necessario per andare a vivere nel luogo dove sono gli adulti uomini e donne. Ne consegue la conclamazione dei disturbi veri e propri. Alcuni disturbi possono manifestarsi sia prima che dopo l’adolescenza, ma la maggior parte dei disturbi compaiono attorno all’adolescenza.

Come psicologo sono fermamente convito che  bisognerebbe avere più attenzione e impegno nel rimuovere o diminuire i motivi che vanno a creare i disturbi. Ma dobbiamo vedere anche  come curare e aiutare i soggetti che hanno un qualche disturbo e vivono in sofferenza. Ricordiamo che a secondo del contesto socioculturale e del periodo storico l’armamentario con cui si trattano i disturbi mentali sono : il contenimento fisico, punizioni corporali,  medicine (psicofarmaci) psicoterapia, magia.

Noi qui trattiamo  della psicoterapia, convinti che sia lo strumento per eccellenza  da utilizzare, nei  casi  gravi, può essere necessario l’abbinamento con gli psicofarmaci “psichiatra”. La psicoterapia, per motivi economici e a volte per motivi culturali, non tutti possono permettersela. Come curare la depressione, la schizofrenia, e le psicosi in genere.

Come curare le fobie, il panico, le manie, le ossessioni.

Come curare le tendenze inconcludenti o a farsi del male.
Può la psicoterapia curare questi disturbi ?
Che cos’è la psicoterapia.
La psicoterapia è un’esperienza, un percorso, un viaggio: Una relazione terapeutica fra il paziente e lo psicoterapeuta. Sono degli esercizi di accordatura, d’intonazione, è un lavoro di correzioni delle stonature e delle disarmonie. “La confezione della psicoterapia” appare con degli incontri settimanali di 50 minuti, mediamente due incontri settimanali, fra paziente e psicoterapeuta. Il paziente viene invitato a dire tutto quello che pensa, che sente, che lo preoccupa, viene stimolato ad aprirsi come gli viene meglio , senza doversi preoccupare  di apparire, a fronte della riservatezza professionale  assoluta. Durante la seduta di psicoterapia “ad impostazione psicoanalitica” Lo psicoterapeuta nell’ascoltare ed accogliere la realtà del paziente, analizza i “led”, che si accendono: le sensazioni, le parole, le associazioni, i sogni, e quant’altro. Interpreta e modella la seduta d’analisi in cooperazione e in conflitto con lo stile relazionale che il paziente, con i suoi disturbi  esige. Monitora anche  l’atmosfera e la “temperatura” che si crea durante la seduta. Lo psicoterapeuta quando cerca di curare i disturbi mentali, compie delle manovre che richiamano quelle del fabbro. Prima esamina la domanda e il materiale disponibile, poi si forma un’idea sul lavoro da fare e come farlo. Poi scalda o infuoca il ferro, successivamente lo modella, gli da forma estetica bella, funzionale, orgogliosa.  Quando i disturbi sono gravi e risalgono alle fasi più primordiali, richiedono una temperatura infuocata per essere lavorati, una relazione quasi pre-verbale. La cura dei disturbi meno severi, (nevrosi) deve avvenire sempre a  una temperatura calda , ma no infuocata. La relazione psicoterapica   comunque deve essere sempre toccante e non solo intellettualizzata.

Quando attraverso la psicoterapia si riesce ad arrivare a realizzare  sedute con una comprensione ottimale, un senso di cooperazione con godimento, ”transfert positivo”. Si è in una fase in cui si riesce a camminare da soli, e a farsi apprezzare per come si sa camminare, quando succede questo nella seduta d’analisi, anche la vita quotidiana, la vita emotiva e relazionale scorre meglio.

Il  termine camminare per come lo abbiamo usato  richiama il significato di  relazionare, il voler bene e il farsi voler bene.

Dopo questa  fase appena descritta , nell’esperienza psicoterapica, di norma compare la fase emancipatoria. Il paziente diventa un piccolo grande  psicologo. Il bisogno di esprimere, di difendere, la sua posizione, la sua identità diventano forti, ma a questo punto riesce a farlo con competenza. Esistono buoni moduli di psicoterapia, indicati per alcuni disagi, che richiedono la durata di tre, o sei mesi. Mentre la durata di un trattamento psicoterapico approfondito richiede alcuni anni di psicoterapia. Per alcune  crisi, anche una  singola seduta può essere risolutiva e capace di gettare una salutare luce nel caotico nervoso buio. La psicoterapia viene chiamata in soccorso, là dove c’è il caos emotivo: “torti, ingiustizie, mancanze, risolini, prese in giro, tensioni rabbiose, fobie, ansie, persecuzioni, ossessioni, depressioni,” spadroneggiano in perdita.

Il trattamento psicoterapico termina quando nella seduta d’analisi, si ristabilisce  un qualche ordine e un’atmosfera vivibile migliore. Quando compare il convincimento, il possesso di  alcune spiegazioni e comprensioni, l’accettazione e la conquista  di una certa propria importanza, “ fortificazione e ottimizzazione dell’ IO) unitamente alla capacità di riuscire a guadagnarsi il piacere e le piccole soddisfazioni.

Ritrovi di socializzazione e di risocializzazione

Psicologo psicoterapeuta di Roma Vittorio Mendicino.

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