Nevrosi agorafobia e panico
Articolo sull’ agorafobia e sul panico e sulle nevrosi
Post sugli attacchi di panico a cura dello psicologo di Roma Vittorio Mendicino

Descrizione semplificata dell’agorafobia.
Il panico come appare,
si mostra con la paura di morire, d’impazzire, di perdere il controllo, con sensazione di confusione d’irrealtà,
di distacco da tutto, con la sensazione d’essere soli.
Sintomi fisici
Dolori al torace, alla bocca dello stomaco, palpitazioni, vertigini, sudori freddi e vampate di caldo, sensazione
di soffocamento, tremori, diarrea, nausea, senso di svenimento.
Paura
Timore nei confronti di un evento (dover uscire da soli, luoghi chiusi , assenza di vie d’uscita, dover fare la fila, mettere la firma, ecc.)
Ansia
Sensazione penosa di attesa di un evento sconosciuto, temuto.
Angoscia
Manifestazione intensa d’ansia legata a sensazioni rovinose e corporee
L’agorafobia e il panico
(Vittorio Mendicino 2004)

L’agorafobia è la paura di diventare liberi.
La condizione di angoscia e di panico agorafobico si realizza non solo avvicinandosi a spazi aperti, ma anche allontanandosi da quei luoghi o quelle persone che inducono verso esperienze con significati integrativi dell’identità del soggetto. Si può avere la sensazione agorafobica anche mentre si è soli in casa, nel momento in cui si percepisce la propria radicale condizione e l’assenza dei familiari abituali rumori, odori di riferimento. Questo vissuto è centrale nell’esperienza dell’agorafobia. Indica che l’oggetto dell’angoscia non é la libertà intesa in senso generico, ma l’ isolamento, l’abbandono, la separazione dal proprio contesto umano di riferimento. La libertà, dunque, intesa come “disastro”, provocato o subito, del bene supremo costituito dal contenitore affettivo.
Se la libertà viene intesa dal soggetto agorafobico nel senso della paura di perdere il suo contenitore ciò non può dipendere che da un unico fattore psicologico: il soggetto è strutturato su un sistema morale che gli fa avvertire intima contraddizione fra la sua esistenza in un determinato sistema sociale, contenitore (sistema di affetti e di valori) e una libertà da egli stesso pensata in termini opposti a quel sistema.
La claustrofobia
La paura claustrofobica è il vissuto di angoscia che segue alla sensazione del soggetto di essere “chiuso”, rinchiuso, all’interno di qualunque cosa evochi una situazione irreversibile.
Claustrazione, dunque, all’interno di oggetti fisici (sensi unici, ascensori, stanze chiuse a chiave, sale affollate…), ma anche all’interno di situazioni socialmente rigide . (compleanni, cerimonie, file in uffici pubblici, attese ai caselli autostradali…). Anche il ruolo può essere vissuto come contenitore, scatola, prigione e indurre a desideri di licenziarsi, di separarsi.
A questo sentimento di prigionia segue, in un processo perlopiù inconscio, una vera e propria rabbia eversiva (che accosta la claustrofobia alla paura di impazzire e alla paura di commettere crimini).
La percezione somatica della rabbia, la paura dell’esclusione per indegnità (cattiveria, incontrollabilità, follia) può sfociare nel panico.
Dunque, la claustrofobia si gioca per intero fra paura di essere chiuso entro un certo sistema di doveri e valori e la paura di essere escluso dalla socialità, “dal banchetto affettivo” a causa della propria intima ribellione ad esso.
Copyright© 2005 Vittorio Mendicino (Psicologo psicoterapeuta)
Appunti di comunicazione del paziente allo psicologo.
Ho mandato a quel paese lui, ora starò ancora peggio. Non ho più niente da combattere tranne la mia angoscia d’aver preso questa decisione.
Tu m’inviti a parlare con te, ma è impossibile che io possa davvero accettare.
” Finalmente ho passato un buon capodanno: sono stato a dormire tutta la sera e tutta la notte.
Finalmente non ha passato il capodanno ad angustiarmi e a pensare che gli altri si sarebbero divertiti tutti assieme, mentre io mi trovavo ad essere solo con la cattiva compagnia di me stesso”.
Allo psicologo il paziente confida le paure descrivendole nel dettaglio, questo fatto in sè parzialmente lo rassicura.
Lo psicologo spesso si trova ad affrontare l’agorafobia assieme agli attacchi di panico, disturbo in forte crescita.
Gli attacchi di panico sono i disturbi nevrotici più frequenti e continuamente in crescita nella nostra società odierna.
Key: Psicologo psicoterapeuta di Roma sud rif.:Metro A, Tuscolana, Porta Furba, Cinecittà, Quadraro, Don Bosco, Appio Tuscolano, Appia, Casilina,
Via Marco Decumio,15 Roma Tel.3495760842
Psicologo psicoterapeuta di Roma zona Tuscolana, Cinecittà, Don Bosco
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