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   Studio di Psicologia e Psicoterapia 
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Aboliamo le scuole !

Papini lo scriveva nel 1914

"Aboliamole tutte dagli asili alle università"


     Cos'hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanetti e i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete per tante ore ogni giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello?

Con quali ingannevoli pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell'età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?

Non venite fuori con la grossa artiglieria della retorica progressista: le ragioni della civiltà, l'educazione dello spirito,l'avanzamento del sapere.

Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuori dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non sono nate dall'insegnamento pubblico, ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non vi insegnavano.

Soltanto per caso, per semplice coincidenza - raccoglie tanta di quella gente! . La scuola può essere il laboratorio di nuove verità.

Essa non è, per sua natura, una creazione, un'opera spirituale ma un semplice organismo e strumento pratico. Non inventa le conoscenze ma si vanta di trasmetterle. E non adempie bene neppure a quest'ultimo ufficio - perché le trasmette male o trasmettendole impedisce il più delle volte, disseccando e storcendo i cervelli ricevitori, il formarsi di altre conoscenze nuove e migliori. Le scuole, dunque, non sono altro che reclusori per minorenni istituiti per soddisfare a bisogni pratici e prettamente borghesi.

Quali?

Per i genitori, nei primi anni, sono il mezzo più decente per levarsi da casa i figliuoli che danno noia.
Più tardi entra in ballo il pensiero dominante della "posizione" e della "carriera".

Per i maestri c'è soprattutto la ragione di guadagnarsi il pane, carne e vestiti con una professione ritenuta "nobile" e che offre, in più, tre mesi di vacanza l'anno e qualche piccola beneficiata di vanità. Aggiungete a questo la sadica voluttà di poter annoiare, intimorire e tormentare impunemente, in capo alla vita qualche migliaio di bambini o di giovani. (...) Aggiungete che sulle scuole ci mangiano ispettori, presidi, bidelli, preparatori, assistenti, editori, librai, cartolai  e avrete la trama completa degli interessi tessuti attorno alle comunali e regie e pareggiate case di pena (...)

Le scuole ci sono, fanno comodo, menano a qualche guadagno: ficchiamoci maschi e femmine e non pensiamoci più.

L'uomo, nelle tre mezze dozzine d'anni decisive della sua vita ( dai sei ai dodici, dai dodici ai diciotto, dai diciotto ai ventiquattro), ha bisogno per vivere di libertà.

Libertà per rafforzare il suo corpo e conservare la salute, libertà all'aria aperta: nelle scuole si rovina gli occhi, i polmoni, i nervi.  Quanti miopi, anemici e nevrastenici possono maledire giustamente la scuola e chi le ha inventate!?

Libertà per svolgere la sua personalità nella vita aperta dalle diecimila possibilità, invece che in quella artificiale e ristretta delle classi e dei collegi.

Libertà per imparare veramente qualcosa perché non s'impara nulla d'importante dalle lezioni ma soltanto dai grandi libri e dal contatto personale con la realtà, nella quale ognuno s'inserisce a modo suo e sceglie quel che vi è di più adatto, invece di sottostare a quelle manipolazioni disseccatrici e uniformi che è l'insegnamento.

Lasciateci almeno la fanciullezza e la gioventù per godere un po' d'igienica anarchia!

L'unica scusa non mai bastante di tale lunghissimo incarceramento scolastico sarebbe la sua riconosciuta utilità per i futuri uomini. Ma su questo punto c'è abbastanza concordia fra gli spiriti più illuminati.

La scuola fa più male che bene ai cervelli in formazione.

Insegna moltissime cose inutili, che poi bisogna disimparare per imparane molte altre da sé. Insegna moltissime cose false o discutibili e ci vuole, poi, una bella fatica a liberarsene - e non tutti ci arrivano.

Abitua gli uomini a ritenere che tutta la sapienza del mondo consista nei libri stampati.

Non insegna quasi mai ciò che un uomo dovrà fare effettivamente nella vita, per la quale occorre poi un faticoso e lungo noviziato autodidattico.

Insegna (pretende d'insegnare) quel che nessuno potrà mai insegnare:l a pittura nelle accademie; il gusto nelle scuole di lettere; il pensiero nelle facoltà di filosofia; la pedagogia nei corsi normali; la musica nei conservatori.

Quasi tutti gli uomini che hanno fatto qualcosa di nuovo o non sono mai andati a scuola o ne sono scappati presto o sono stati "cattivi" scolari.

L'unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine.

Bisogna chiudere le scuole - tutte le scuole. Dalla prima all'ultima. Asili e giardini d'infanzia; collegi e convitti; scuole primarie e secondarie;ginnasi e licei; scuole tecniche e istituti tecnici;università e accademie;scuole di guerra;istituti superiori e scuole d'applicazione; politecnici e magisteri;Dappertutto dove un uomo pretende d'insegnare ad altri uomini bisogna chiudere bottega.

Non bisogna dare retta ai genitori in un imbarazzo, né ai professori disoccupati, ne ai librai in fallimento. Tutto s'accomoderà e si acquieterà col tempo. Si troverà il modo di sapere (e di sapere meglio e in meno tempo) senza bisogno di sacrificare i più begli anni della vita sulle panche delle semiprigioni governative.

Ci saranno più uomini intelligenti e più uomini geniali; la vita e la scienza andranno innanzi anche meglio; ognuno se la caverà da sé e la civiltà non rallenterà neppure un secondo. Ci sarà più libertà, più salute, più gioia. L'anima umana innanzitutto. E' la cosa più preziosa che ognuno di noi possegga. La vogliamo salvare almeno quando sta mettendo le ali. Daremo pensioni vitalizie a tutti i maestri, istitutori, prefetti, presidi, professori, liberi docenti e bidelli purché lascino andare i giovani fuori dalle loro fabbriche privilegiate di cretini di stato. Ne abbiamo abbastanza dopo tanti secoli. Chi è contro la libertà e la gioventù lavora per l'imbecillità e per la morte .-

 Questo brano è stato scritto dal Papini nel giugno del 1914 su Lacerba- è stato riproposto dal "Il Giornale " il due giugno del 1996 che l'ha tratto dal volume "CHIUDIAMO LE SCUOLE! Luni Editrice.

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