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   Studio di Psicologia e Psicoterapia 
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Scheda sulle fobie

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     La fobia

 

Alcune fobie   interessano quasi esclusivamente le donne (per esempio il timore dei topi o dei serpenti è per il 90% tipicamente femminile), altre sono ugualmente diffuse nei due sessi.

Il trattamento elettivo avviene con la psicoterapia, solo i casi più gravi necessita anche l’aiuto  farmacologico, con psicofarmaci.

Fobia e paura - Perché si possa parlare di fobia occorre che:

a) non vi sia un pericolo oggettivo, reale

b) esista un pericolo reale , magari  minimo, ma il soggetto rinunci a incontrare l'oggetto della paura diventando cosi "fobico"e peggiorando la sua qualità della vita.

Il secondo punto è spesso trascurato nell'analisi delle fobie, ma serve a completare il primo che da solo non basta a definire fobie certi comportamenti: salire su un aereo presenta effettivamente un pericolo, anche se se minimo. Analizziamo la paura di volare in aereo e la paura di lanciarsi con il paracadute. Chi soffre di aviofobia (la paura di salire su un aereo) peggiora la sua qualità della vita, complicandosi l'esistenza nel lavoro o nel tempo libero; se fosse coerente dovrebbe riconoscere che anche andare in automobile è rischioso. Non si può invece parlare di fobia nel caso di un soggetto che non vuole lanciarsi con il paracadute: anche in questo caso il rischio è minimo, ma non c'è peggioramento della qualità della vita. Per capire se il soggetto è fobico occorrerebbe mettersi in una condizione in cui il lancio fosse sinonimo di unica possibilità di salvezza. Nel caso di aereo in avaria e disponibilità di paracadute per i passeggeri, un individuo non fobico vincerebbe la paura (non fobia!) di buttarsi e si butterebbe nel vuoto dopo essersi fatto spiegare quale leva tirare.

Perché vincere le fobie - La distinzione fra paure e fobie è fondamentale perché chi soffre di fobie tende a minimizzare i disturbi semplicemente evitando l'oggetto della paura o vedendo pericoli che non esistono (del tipo "i topi portano le malattie": ma allora perché averne ribrezzo anche per un'immagine?). La qualità della vita può essere solo marginalmente ridotta, anche perché di solito vengono messi in atto meccanismi di compensazione (se si ha paura di volare si preferiranno le spiagge italiane a quelle esotiche...); resta il fatto che chi soffre di fobie non ha la forza di volontà sufficiente per imporsi alla propria psiche. Poiché per vincere la fobia è necessario confrontarsi con essa, solo chi è dotato di una

 

Ecco un elenco delle fobie più comuni:

 

Acatartofobia - Paura dello sporco e della polvere

Acrofobia - Paura delle altezze

Agorafobia - Paura degli spazi aperti e affollati

Aracnofobia - Paura dei ragni

Aviofobia - Paura di volare

Claustrofobia - Paura degli spazi chiusi (esempio: ascensori)

Misofobia - Paura dei germi

Nictofobia - Paura del buio

Ofidiofobia - Paura dei serpenti

poi ci sono i topi, gli insetti, i polli, i temporali ,il vento,il sesso,ecc.

Si parla in termini generali di "fobia" quando si ha un timore sproporzionato rispetto alle circostanze e in assenza di un reale pericolo. Il soggetto è di solito consapevole dell'irrazionalità dei propri timori, ma continua a provare angoscia.
Secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ICD-10) la fobia sociale é centrata sulla paura di essere giudicati dagli altri (specialmente se si é in piccoli gruppi), o di essere al centro dell’attenzione o di comportarsi in modo imbarazzante o umiliante.

Questa fobia può essere ristretta a quando si deve mangiare o parlare in pubblico, agli incontri con il sesso opposto, oppure a quasi tutte le situazioni sociali al di fuori del proprio cerchio familiare (forme generalizzate).

Il soggetto tende a rinunciare a tali rapporti sociali e la rinuncia può gradatamente estendersi a molte altre situazioni con la conseguenza di un quasi completo isolamento.

L' "ansia anticipatoria" può presentarsi in questi soggetti pochi minuti prima o addirittura giorni e mesi dall'avvenimento critico. Pertanto il fobico sociale é essenzialmente un rinunciatario.

Il risultato di tutto ciò è che i soggetti che ne sono colpiti tendono a evitare tali situazioni o, se sono costretti ad affrontarle, sono colpiti da sintomi quali palpitazioni cardiache, fiato corto, tremori, arrossamenti, bocca secca, nausea, crampi allo stomaco, diarrea.

La fobia sociale compare, per la prima volta, soprattutto nei giovani, nel 95% dei casi prima dei venti anni di età, e, in media, fra i 15 e i 16 anni.
Essa tende, poi, a cronicizzarsi o a riproporsi nell’età adulta.
La comparsa nell’età adolescenziale comporta devastanti problemi relativi allo sviluppo della personalità del giovane, condizionandone profondamente il futuro scolastico, professionale e sociale.

Nella maggioranza dei casi (circa l'80%) i sintomi della fobia sociale precedono altri tipi di disordini suggerendo che questa favorisca condizioni di comorbilità.
Infatti é stato dimostrato che la fobia sociale é il disordine
La fobia è una paura marcata e persistente con caratteristiche peculiari:

La fobia è dunque una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici..
 ", si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Si sta male e si desidera una cosa sola: fuggire! 
Scappare, d'altra parte, è una strategia di emergenza. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della paura, in realtà costituisce una micidiale trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l'evitamento successivo (in termini tecnici si dice che ogni evitamento rinforza negativamente la paura). Tale spirale di progressivi evitamenti produce l'incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell'individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più limitante. Chi ha la fobia dell'aereo può trovarsi, ad esempio, a rinunciare a molte trasferte, e la cosa diventa imbarazzante se è necessario

spostarsi per lavoro. Chi è terrorizzato dagli aghi e dalle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari o privarsi dell'esperienza di una gravidanza. Chi ha paura dei piccioni non attraversa le piazze e non può godersi un caffè seduto ai tavolini di un bar all'aperto e così via.

www.psicologiaeterapia.it    Dott: Vittorio Mendicino (psicologo-psicoterapeuta)  info@psicologiaeterapia.it

 

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