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La Separazione matrimoniale

 

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Articolo sulle problematiche della separazione matrimoniale

La separazione matrimoniale
(implicazioni legali,psicologiche,sociali)
Di Elisa Barone(dottoressa in giurisprudenza) e Vittorio Mendicino (psicologo-psicoterapeuta)

In queste  pagine  vogliamo sottolineare  l’importanza del  valore della famiglia, prima di trattare il  fenomeno  della separazione matrimoniale: solo dalla considerazione della sua importanza si riesce ad evincere la concatenazione delle crescenti sofferenze  che derivano dalla sua crisi.

La famiglia notoriamente rappresenta la prima cellula sociale, è alla base della creazione di quel  naturale habitat prezioso per una serena crescita dei figli, e valido per offrire un modello di equilibrio psicoaffettivo e valori umani  cui potranno attingere nel  il corso della vita.

Quando la famiglia per questioni relative ai rapporti personali o per cause esterne, spesso per tradimenti, si sta  sfasciando, i coniugi , nel supposto interesse  dei figli ( questo e’ l’alibi più frequente) ricorrono alla separazione.

Il principio dell’indissolubilità’ del matrimonio, e il bisogno della salvaguardia del vincolo coniugale, in passato era sentito molto forte, presiedeva l’interesse pubblico, la conservazione dell’unita’ della famiglia, come cellula sociale che preesisteva allo Stato stesso e che ne avrebbe formato il suo buon tessuto.

Questa  visione richiedeva una concezione sanzionatoria della separazione, intesa come unico rimedio al fallimento dell’unione, sia  da dal punto di vista giuridico, che morale e culturale. I coniugi potevano fare ricorso  alla separazione e al divorzio solo in presenza dei gravi comportamenti lesivi dei doveri nascenti dal matrimonio da parte di uno di loro, come l’adulterio, l’abbandono volontario del tetto coniugale, le sevizie, le minacce, le ingiurie, o in caso di pena detentiva all’ergastolo, o a pena detentiva superiore a cinque anni da parte di uno di loro.

Negli anni 70  una serie di  cambiamenti etici, socioculturali, tecnologici, hanno determinato, in Italia e in generale in occidente,  un  mutamento (simile al mutamento genetico), del modo di intendere  e quindi del ruolo della famiglia. La caduta dell’indissolubilità del matrimonio viene ad essere ’ recepita a livello legislativo dalla legge 898 del 70 che approva il divorzio e che successivamente sfocerà nella riforma del diritto di famiglia. La separazione non  viene  più intesa in termini di per colpa di chi,  ma secondo i parametri insiti nell’ intollerabilità della convivenza.

Sulle cause del ricorso alla separazione familiare ogni gruppo culturalsociopolitico formula la propria (diagnosi, cura e terapia) Quello cattolico offre la via religiosa come soluzione, quello laico propone la via della modernità, quello scientifico sembra di non voler  o di non poter affrontare  l’argomento.

Si ritiene che oggi molte coppie creano il matrimonio  prevalentemente sulla base dell’innamoramento, una  emozione (effimera): fondata dall’ attrazione fisica e sulla ricerca della perfezione estetica. Quando non si viene sopportati da una comunità di appartenenza integra e da un modello socioculturale adeguato e condiviso da soli specialmente quando compaiono le naturali difficoltà di coppia diventa molto difficile portare avanti la “barca”.

La costruzione di una vita di coppia e familiare  richiede anche dei sacrifici oltre che  gioie e piaceri, per poter tenere fede alla promessa reciproca fatta con il matrimonio, occorre  tenere a bada il nostro  personale egoismo,e le frivole seduzioni provenienti da dentro e fuori di noi stessi, che di fronte alle naturali difficoltà della convivenza e della vita si prodigano per far sciogliere il severo patto. Dal punto di vista giuridico si e’ cercati di dare delle risposte nel momento in cui il fenomeno si e’ ormai  manifestato con tutte le sue conseguenze , sia per i coniugi che per i figli. Crediamo che nel momento in cui arrivino le risposte giuridiche, si vada solo a legalizzare e a perimetrare provvedimenti giuridici, gli effetti del fallimento: recuperare il recuperabile e contenere il danno.

L’ordinamento sul diritto di famiglia offre l’istituto  della separazione legale, quando  uno o entrambi i coniugi  ne fanno richiesta per situazioni che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o provochino grave pregiudizio all’educazione della prole “ .Questo primo rimedio  temporaneo, dovrebbe offrire anche un’area di riflessione  e di maturazione per decidere con maggiore consapevolezza se operare  poi, per il riappacificamento familiare o  procede verso il divorzio definitivo.

La valutazione dei fatti relativi all’intollerabilità viene  effettuata sia dal punto di vista oggettivo: tenendo conto del valore oggettivo dei fatti che  sono posti a fondamento della richiesta di separazione, sia soggettivo: in relazione all’importanza che essi assumono in relazione alle particolari condizioni dei coniugi:educazione, ambiente, condizioni socioeconomiche.
Con il  diritto di famiglia del ’75  si prescinde dall’accertamento colpevole di uno dei coniugi , necessario solo ai fini dell’addebitabilita’.

Dal punto di vista psicologico la separazione  come tutti i fallimenti determina una cicatrice e un  bagaglio di dolore grande. Il distacco affettivo nei casi di separazione  ingenera  spesso senso di vuoto e arriva a incidere sulla propria capacità di giudizio, sulla fiducia in se stessi. Certifica il crollo di un progetto di vita, di tante  speranze e di obiettivi concreti. Poi, o prima, si aggiungono sovente i sensi di colpa per aver prodotto “figli di separati”, per aver  turbato la serena crescita psicologica dei figli e di se stessi.

Quando non c’è alcun  consenso dei coniugi sul ricorso alla separazione, per il coniuge che deve accettare e subire la decisione dell’altro, che viene costretto ad abbandonare  la propria casa e la propria famiglia, il dolore che subisce e’ molto più grande e amplificato, infatti la cronaca viene alimentata continuamente da tragedie che provengono da questi teatri.
La separazione  crea spesso una solitudine interna e  profonda, causando o aggravando anche l’incapacità a saper ricostruire poi una nuova vita di coppia.

Spesso queste vicissitudini portano a un accumulo di sentimenti di rabbia e desideri di vendetta  che sfociano in lunghissimi processi ed in una lotta  che coinvolge la vita di tutti i familiari.

I figli, in queste situazioni  si trovano molto frequentemente ad essere usati, talvolta inconsapevolmente, come mezzi per colpire e punire l’altro. La sofferenza  per il distacco può anche  generare una certa desensibilizzazione verso i bisogni e la sofferenza arrecata ai figli e a l’altro coniuge.

Ultimamente a livello legislativo, si e’ cercato di mitigare gli effetti devastanti sul minore con la legge sull’affidamento condiviso.

In passato l’affidamento era monogenitoriale: il giudice doveva valutare a quale dei due coniugi dovesse essere affidato il figlio, in base alla maggiore idoneità.

Questo criterio, come si è visto, inaspriva ancor di più, i rapporti già in crisi e ridimensionava il ruolo del coniuge non affidatario chiamato ad (dalla legislazione) ad intervenire attivamente solo  riguardo alle decisioni più importanti. Quest’ultimo di fatto si veniva a trovare  mano mano sempre più “deresponsabilizzato”, ed escluso  dalla vita del figlio.
Il nostro ordinamento in seguito all’entrata in vigore della l.54 del 2006, che prevede l’affidamento condiviso ,come regola,al fine di tutelare maggiormente  la prole, ha riconosciuto al minore il diritto a mantenere rapporti costanti e significativi con entrambi i genitori. Questo modello vuole favorire la presenza e la partecipazione concordata di entrambi i genitori nella vita dei figli, si fonda sull’esercizio della potestà genitoriale affidata ad entrambi i genitori.

Al dramma della separazione matrimoniale, al momento non c’è una soluzione soddisfacente per tutti e valida per frenare il fenomeno oramai troppo dilagante.
Siamo  convinti che tutti siamo chiamati a collaborare propositivamente per cercare di salvare e migliorare la nostra comunità, la barca in siamo cui tutti.
Intanto è assodato che chi sta vivendo il dramma della separazione spesso non riesce trovare la razionalità e la lucidità necessaria per comunicare con l’altro coniuge, mentre nell’interesse generale e  dei figli in particolare sarebbe necessario.
Avanziamo allora la proposta di fare maggiore ricorso all’aiuto di terzi, di aggrapparsi al salvagente più a portata di mano al fine di contenere il danno e aggiustare quello che è possibile: ripristinare la comunicazione mirata a produrre patti condivisi.

Esistono persone che dotate di buona  sensibilità psicologica ed avendo una specifica esperienza e preparazione professionale  riescono molto bene ad assolvere questo compito: lo psicologo, l’avvocato matrimonialista, il mediatore familiare.

Talvolta anche alcuni parenti, amici,  o altri  possono riuscire bene a dare un buon aiuto a spianare la strada alle parti in causa per  continuare ad essere buoni genitori, senza utilizzare i figli  per continuare a punire e farsi del male.

Sono tanti  ragazzi figli di separati che andranno a formare la società di domani ,contribuire a trovare una soluzione migliore e’ indispensabile, è doveroso per tutti noi.

 Elisa Barone  E-mail:helaw@email.it   Vittorio Mendicino : info@psicologiaeterapia.it

 

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